Per il Reddito di Libertà 2026 arrivano altri 3,9 milioni di euro. Le nuove risorse servono a finanziare anche le domande che erano state considerate ammissibili ma non avevano trovato copertura. Il contributo può arrivare a 530 euro al mese per un massimo di 12 mesi. Ecco chi può beneficiarne e cosa cambia.
Una nuova possibilità si apre per alcune donne che avevano presentato domanda per il Reddito di Libertà, ma non avevano ricevuto il contributo perché le risorse disponibili nella propria Regione non erano sufficienti.
L’INPS ha comunicato che il Dipartimento per le Pari Opportunità ha trasferito altri 3,9 milioni di euro per il finanziamento della misura nel 2026. La decisione è arrivata dopo il monitoraggio delle domande, che ha evidenziato in alcune Regioni una disponibilità finanziaria inferiore rispetto al numero delle richieste risultate ammissibili.
Non cambiano invece i requisiti per accedere alla misura.
Reddito di Libertà, cosa cambia con i nuovi fondi
La novità riguarda soprattutto le donne che hanno già presentato una domanda per il 2026 e che risultano ammissibili, ma non ancora finanziate per insufficienza di risorse.
L’ulteriore stanziamento permette infatti all’INPS di ampliare la copertura e procedere con il finanziamento delle domande rimaste senza budget.
Non si tratta quindi di un nuovo bonus aperto indistintamente a tutte le donne.
Inoltre, chi ha già presentato una domanda valida e rimasta senza copertura non deve presentare una nuova richiesta soltanto perché sono arrivati i fondi aggiuntivi.
L’INPS ha infatti previsto che le domande ammissibili possano essere finanziate successivamente, entro il 31 dicembre dell’anno di presentazione, qualora diventino disponibili ulteriori risorse.
Quanto vale il Reddito di Libertà
Dal 2026 il contributo è stato aumentato.
Il Reddito di Libertà può arrivare a 530 euro al mese, per un massimo di 12 mensilità. L’importo massimo complessivo può quindi raggiungere 6.360 euro.
Il pagamento viene effettuato dall’INPS in un’unica soluzione, nei limiti delle risorse disponibili.
L’aumento da 500 a 530 euro deriva dalle modifiche introdotte dal decreto interministeriale del 17 settembre 2025 e recepite dall’INPS con la circolare n. 44 del 9 aprile 2026.
A chi spetta il Reddito di Libertà
Il contributo è destinato alle donne vittime di violenza, con o senza figli, che si trovano in una situazione di bisogno economico e sono seguite:
- da un centro antiviolenza riconosciuto dalla Regione;
- dai servizi sociali territoriali.
La misura è pensata per sostenere il percorso di uscita dalla violenza e il raggiungimento dell’autonomia personale ed economica.
Tra le finalità del contributo rientrano in particolare le spese legate all’autonomia abitativa e personale e al percorso scolastico e formativo dei figli minori.
Per accedere al beneficio è necessario essere residenti in Italia e trovarsi nella condizione di bisogno prevista dalla normativa. Sono ammesse anche cittadine comunitarie e cittadine di Paesi extra UE in possesso di regolare permesso di soggiorno, comprese le persone con status di rifugiate politiche o di protezione sussidiaria.
Come si presenta la domanda
La domanda non viene presentata direttamente all’INPS dalla beneficiaria.
La procedura passa dal Comune di riferimento.
Il centro antiviolenza che segue la donna deve attestare il percorso di emancipazione e autonomia intrapreso, mentre il servizio sociale deve certificare la situazione di bisogno straordinario o urgente.
Una volta verificati i requisiti, il Comune trasmette la domanda all’INPS. La data e l’ora di invio determinano l’ordine della graduatoria regionale nei limiti delle risorse disponibili.
Chi era rimasta fuori può avere una nuova possibilità
È questo l’effetto più importante dei nuovi 3,9 milioni di euro.
Il sistema prevede infatti che una domanda possa risultare “non accolta per insufficienza di budget” pur in presenza dei requisiti necessari.
In questo caso la domanda non viene necessariamente persa subito: se nel corso dell’anno diventano disponibili ulteriori risorse, l’INPS può procedere al finanziamento delle richieste ammissibili rimaste senza copertura.
Il nuovo trasferimento straordinario è stato disposto proprio dopo che il monitoraggio dell’INPS aveva evidenziato una carenza di risorse in alcune Regioni.
I nuovi fondi non vengono divisi in parti uguali
I 3,9 milioni di euro aggiuntivi non vengono distribuiti in modo identico tra tutte le Regioni.
La ripartizione segue il criterio previsto dalla normativa, collegato alla popolazione femminile residente tra i 18 e i 67 anni.
Le Regioni con una platea femminile più numerosa ricevono quindi una quota maggiore delle risorse aggiuntive.
Tra quelle che ricevono gli importi più elevati figurano Lombardia, Lazio, Campania, Sicilia e Veneto.
Non è un bonus che si somma automaticamente agli altri
Il Reddito di Libertà presenta inoltre una caratteristica importante: è compatibile con altri strumenti di sostegno, tra cui l’Assegno di Inclusione.
Il contributo non deve quindi essere confuso con altre prestazioni rivolte alle famiglie in condizioni economiche difficili.
La sua finalità è specifica: fornire un sostegno economico alle donne vittime di violenza durante il percorso di fuoriuscita dalla situazione di violenza e di riconquista dell’autonomia.
Reddito di Libertà 2026, cosa devono fare le interessate
Per chi ha già presentato una domanda 2026 risultata ammissibile ma non finanziata per mancanza di fondi, la novità principale è che le nuove risorse possono consentire di procedere con il finanziamento senza presentare una nuova domanda.
Chi invece deve ancora accedere alla misura può presentare la richiesta nel corso del 2026, entro il 31 dicembre, rivolgendosi al proprio Comune e utilizzando la modulistica prevista dall’INPS.
I nuovi 3,9 milioni di euro non modificano quindi i requisiti del Reddito di Libertà, ma aumentano le risorse disponibili per le domande 2026.
Per alcune donne che avevano già ricevuto un esito negativo esclusivamente per mancanza di budget, questo significa una cosa molto concreta: la possibilità di ottenere il contributo può riaprirsi grazie ai nuovi fondi stanziati per l’anno in corso.
